Che ruolo svolge oggi l’educazione, in un mondo segnato dalla crisi climatica? E come si preparano le nuove generazioni ad affrontare le sfide ambientali senza cadere nella paura o nell’impotenza?
Siamo partiti da queste domande quando abbiamo deciso di organizzare l’evento “Educare nell’Antropocene. Un laboratorio intergenerazionale per l’azione climatica”, in occasione della prima edizione della Padova Climate Action Week.
Non volevamo realizzare un “semplice” evento frontale. Volevamo immaginare uno spazio vivo dove persone di età e background diversi potessero ascoltarsi, confrontarsi e partecipare attivamente. Un momento in cui fosse il dialogo il punto di partenza per trasformare la consapevolezza in azione.
Così, all’interno della Sala Grande del Centro Universitario Padovano, il 14 aprile 2026, studenti, educator*, attivist* e cittadin* si sono riuniti per riflettere insieme su un tema sempre più urgente: come può evolvere l’educazione (formale e non formale) oggi per costruire una società più giusta e sostenibile?
Perché serve ripensare l’educazione
L’evento, durato un paio d’ore, è stato diviso in due momenti distinti. La prima parte ha preso la forma di un panel dialogico (tutto al femminile) tra speaker provenienti da realtà diverse, mentre la seconda parte ha coinvolto direttamente il pubblico in sala nella costruzione di idee e proposte.
Lorena Piccinini, Roxani Roushas, Nicole Marcellini e Iris Nicomedi, guidate dalle domande di Sara Cozzone, moderatrice dell’evento, si sono sedute in semicerchio vicino al pubblico, quasi azzerando la distanza tra relatrici e partecipanti.
Riportiamo qui sotto le riflessioni emerse che hanno attraversato temi diversi, ma profondamente connessi tra loro

Lorena Piccinini di Italian Climate Network
Ha raccontato come, per affrontare davvero la crisi climatica, non basta aggiungere qualche nozione in più nei programmi scolastici. Serve ripensare il concetto stesso di educazione, sviluppando consapevolezza, pensiero critico, competenze di cittadinanza e capacità di comprendere la complessità delle trasformazioni in corso. È importante creare reti e collaborazioni trasversali, capaci di mettere in dialogo esperienze e competenze differenti.

Roxani Roushas di Youth4Climate (UNDP)
Ha portato al centro della riflessione il punto di vista delle giovani generazioni e l’importanza di riconoscere le responsabilità storiche legate alla crisi ambientale. Raccontando il lavoro svolto con Youth4Climate, ha sottolineato come molt* giovani oggi non studino la crisi climatica soltanto sui libri, ma la vivano già direttamente nelle proprie esperienze quotidiane. Proprio per questo sono loro ad avere la capacità di immaginare modi diversi di vivere e lavorare, grazie a uno sguardo interdisciplinare e a una forte propensione a pensare fuori dagli schemi.

Nicole Marcellini di A Sud Ecologia e Cooperazione
Partendo dalle esperienze maturate nei territori in cui lavora A Sud, ha raccontato un approccio all’educazione climatica strettamente legato alla giustizia sociale. Ha sottolineato come la crisi climatica non può essere separata dalle disuguaglianze sociali ed economiche: serve una visione sistemica capace di leggere le connessioni tra ambiente, diritti e territori. Attraverso attività di monitoraggio ambientale e scienza aperta e partecipata, le comunità e gli studenti diventano protagonisti nella costruzione della conoscenza.

Iris Nicomedi di Cambio io, cambia il mondo
Al centro della sua riflessione c’è stato un approccio umanistico che parte dal riconoscere il potenziale di ogni persona come protagonista del cambiamento, insieme alla profonda interconnessione tra esseri umani, ambiente e comunità. Ha sottolineato l’importanza di costruire narrazioni capaci non solo di informare, ma anche di generare speranza ed empowerment. In un contesto in cui la crisi climatica viene spesso raccontata attraverso paura e senso di impotenza, è fondamentale creare spazi in cui le persone possano sentirsi parte della soluzione, riscoprendo il valore dell’azione collettiva e della partecipazione attiva nei propri territori.
Tra un intervento e l’altro, il pubblico non è rimasto in silenzio. Domande, riflessioni ed esperienze personali hanno iniziato a intrecciarsi al dialogo, rendendo evidente quanto il tema dell’educazione climatica tocchi da vicino la vita quotidiana di tutte e tutti.
Immaginare il futuro insieme
Nella seconda parte dell’incontro le persone si sono raggruppate in due cerchi: i “cittadin* del presente” e i “cittadin* del futuro”.
Partendo da scenari diversi, ogni gruppo ha riflettuto sulle trasformazioni necessarie nel sistema educativo per affrontare la crisi climatica. Non solo scuola formale, ma educazione intesa come esperienza collettiva, capace di coinvolgere famiglie, territori, istituzioni e comunità.
Cittadin* del presente
Dal tavolo dei “cittadin* del presente” sono emerse priorità molto concrete: una scuola più radicata nel territorio, capace di creare spazi di dialogo, educare alla praticità e insegnare ad abitare la complessità. È emersa anche la necessità di superare una visione antropocentrica, mettendo al centro il rapporto tra persone, ambiente e bene comune.
Cittadin* del futuro
I “cittadin* del futuro”, invece, hanno immaginato comunità più piccole, solidali e sostenibili, fondate sulla condivisione delle risorse, sull’empatia e sulla responsabilità reciproca. Un futuro in cui gli obiettivi politici sul clima non restano parole astratte, ma si traducono in azioni concrete e cambiamenti reali.
Non si è trattato semplicemente di raccogliere idee, ma di costruire insieme una visione condivisa del futuro.
Alla fine del laboratorio, le priorità emerse sono state raccolte in un “Patto intergenerazionale”, che, in una atmosfera quasi solenne, è stato letto ad alta voce e poi firmato simbolicamente dalle persone partecipanti.
A ogni partecipante è stata inoltre consegnata una cartolina personale del Patto, con uno spazio dedicato alle proprie determinazioni sull’azione climatica. Un piccolo ricordo simbolico che le persone hanno accolto con entusiasmo.
Conclusione: dall’educazione all’azione
In un tempo in cui la crisi climatica rischia spesso di essere raccontata solo attraverso scenari catastrofici, il laboratorio “Educare nell’Antropocene” ha provato a creare qualcosa di diverso: un momento in cui complessità e speranza possano convivere.
Perché educare oggi non significa soltanto trasmettere informazioni. Significa creare relazioni, costruire fiducia, sviluppare senso critico e aiutare le persone a riconoscersi parte di una comunità capace di trasformare la realtà.
È proprio da questi spazi di incontro che possono nascere nuovi modi di abitare il mondo: più consapevoli, più solidali e, semplicemente, più umani.







